Autonomia, Bressa: “La clausola della leale collaborazione a tutela del percorso sin qui svolto con le regioni”

“Dopo 16  anni di letargo,  sta prendendo forma e sostanza una nuova dimensione del regionalismo italiano. Ora che ci avviamo al termine del confronto, vale la pena offrire una cornice più completa al percorso svolto, come noto, in modo del tutto inedito.  

Come noto, è stato istituito un tavolo di confronto politico, sono stati conclusi alcuni incontri anche nei territori interessati, a Bologna e a Milano, con l’intenzione, da parte del governo, di inviare un segnale concreto di attenzione alla popolazione locale. Si è convenuto di circoscrivere il confronto su un primo pacchetto di materie che vogliono essere l’oggetto di una pre-intesa, un accordo politico, da formalizzare a gennaio, anche a Camere sciolte. Le cinque materie sono: tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, norme generali sull'istruzione con particolare attenzione al percorso della formazione professionale, istruzione tecnica professionale e nuove lauree professionalizzanti (l’idea è quella di creare un percorso scuola-lavoro-impresa omogeneo e coerente per i nostri giovani) tutela della salute, tutela della sicurezza del lavoro e rapporti internazionali con l'Ue ".

La riforma bocciata lo scorso anno dal referendum costituzionale prevedeva un ridimensionamento di alcune competenze ma creava la Camera delle regioni, che sarebbe diventata protagonista del processo legislativo che le riguardava.

Il modello attuale di riferimento nell’esplorare le maggiori forme di autonomia che possono essere conseguite in virtu’ del comma III art. 116 della Costituzione, fanno riferimento, invece, alla vigente riforma del Titolo V del 2001, che ha visto l’estensione costituzionale del comma in questione, e che pone l’accento sugli esecutivi regionali. E’ a loro, infatti, che viene lasciata la possibilità di declinare maggiori forme di autonomia, intesa come forma di differenziazione, rispetto alla diversità del tessuto territoriale.

Per quanto riguarda il capitolo risorse, il senso del percorso avviato è quello di un efficientamento del sistema. Non ci sono risorse aggiuntive. Le risorse restano quelle date. Ma le regioni hanno la possibilità di dimostrare di poter usarle meglio, magari facendo economie importanti a vantaggio del proprio territorio. Ci sarà, poi, una seconda fase in cui le risorse saranno definite con un parametro di riferimento preciso, che sarà quello dei fabbisogni standard, si badi bene, non dei costi standard. Sarà stabilito, infatti, qual è il valore di una determinata prestazione, da garantire secondo il principio dell’uguaglia su tutto il territorio nazionale.  

Anche a tutela delle regioni da eventuali esigenze di finanza pubblica, di eventuali tagli lineari ritenuti insopprimibili, e quindi a tutela della nuovo regionalismo in progetto, non ci saranno, trasferimenti di soldi alle regioni, perchè il principio sarà quello della compartecipazione alla quota dei tributi prodotti nel territorio.

C’è poi la questione delle 23 materie. A livello teorico, la Costituzione abilita a trattare su tutte le materie. Ma in maniera ragionevole e pragmatica, si tratta di capire se c’è un senso complessivo a questa richiesta e una rispondenza alla realtà. Trattarle tutte significa non trattarne nessuna, anche rispetto alle proporzioni finanziarie che il confronto verrebbe ad assumere in tempi ormai esauriti.

L’attuale Parlamento non potrà approvare una legge che traduca il pre- accordo che ci apprestiamo a raggiungere, poiché i tempi stringono. La sostanza dell’ intesa raggiunta tra governo e regioni, nel corso della prossima legislatura, sarà formalizzata con legge dello Stato e non sarà emendabile dal Parlamento. E’ importante, però, che il lavoro fatto sin qui, con grande collaborazione, impegno e serietà da parte di tutti, non vada disperso.

Poiché non esiste atto legislativo o amministrativo che possa metterlo in sicurezza, abbiamo pensato al meccanismo delle clausole del principio della leale collaborazione tra istituzioni centrali e territoriali. Fatta salva l’autonomia del prossimo Parlamento, non sarà possibile derubricare il percorso sin qui fatto con argomentazioni di carattere politico, ma sarà necessario apportare motivazioni solide e concrete a eventuali obiezioni. A sua volta, il percorso per definire l’intesa dovrà avere un tempo congruo e definito, poiché i tempi di verifica del nuovo assetto amministrativo, su cui saranno investite risorse e lavoro, hanno un orizzonte di circa una decina di anni.”

 

 

** Testo a cura dell'Ufficio Stampa